Presente
Salotti, l’ultima cosa che serve è il comitato del distretto avanzo di economia socialista
L’assessore alle Attività produttive della Regione Basilicata ha stabilito che
“Per affrontare la crisi del mobile imbottito del Materano diventa prioritario ricostituire il Comitato di Distretto in quanto l’ultimo decreto di nomina risale al lontano 21 ottobre 2013. La durata in carica dell’organismo secondo quanto prevede la legge regionale 1/2001 è di tre anni. Pertanto è necessario procedere all’avvio delle procedure per il relativo rinnovo. L’impegno è di farlo in tempi brevi”.
Ha inoltre stabilito che
“E’ evidente che dobbiamo pensare alla ripresa produttiva che è fortemente segnata dai dazi negli Usa dove si esporta una fetta consistente della produzione del Distretto materano-murgiano. Per questo, per mettere in campo iniziative efficaci per rilanciare il settore è necessario procedere ad un monitoraggio delle aziende presenti nel distretto e del numero degli addetti. Sono condizioni fondamentali per rendere più competitivo il settore attraverso azioni di riqualificazione del personale e programmi di investimenti finalizzati alla riconversione e alla riqualificazione produttiva. La Regione intensificherà le interlocuzioni con i ministeri interessati in primo luogo Mimit e ministero agli Esteri e la Regione Puglia coinvolgendo le associazioni imprenditoriali e i sindacati. Siamo disponibili al confronto sulle proposte delle parti datoriali e sindacali. E’ questo un comparto strategico del “made in Basilicata” e in generale del “made in Italy” che va difeso e tutelato”.
Anzitutto occorre aggiornare l’assessore “sulla fetta consistente”esportata in Usa: essa è meno del 10%,pari a 2,8 milioni (primi sei mesi 2025 su analogo periodo 2024, quando ancora non c’erano i dazi del 15% entrati in vigore il 7 agosto).
In cinque anni senza dazi, il mercato Usa ha perso il 67,7%, esattamente in linea con quanto in cinque anni hanno perso tutte le esportazioni dei salotti da Matera.
Quindi, il problema non sono i dazi (e forse lo saranno in futuro), nè il “made in Italy” che trova porte aperte ovunque a patto che dopo la seconda seduta i prodotti reggano (però per capirlo uno dovrebbe girare il mondo e non con la bocca aperta).
Bisognerebbe chiedersi, per esempio, che succede al mercato dei salotti in Belgio o ancora come si può sostenere lo sviluppo di mercati diversi dai cinque principali (Francia, Germania, Belgio, Regno Unito e Stati Uniti) e cosa è successo al mercato del Regno Unito (con la Brexit?).
Non c’è bisogno di riesumare un “comitato” che non ha mai dato grandi prove, come non c’è bisogno di riqualificare nessuno (oddio la formazione professionale….) ed è piuttosto singolare che si parli ancora di monitoraggio (ma davvero la Regione Basilicata non sa quante imprese ci sono nel suo territorio e che fanno dopo tutti i soldi spesi in studi, ricerche, monitoraggi e direttori generali?) per sapere quante sono le imprese e le loro caratteristiche.
Non servono demiurghi, possessori di verità (qualcuno in passato ha poi fatto una brilante carriera politica in collegi blindati senza prendere una preferenza…) e pianificare, programmare e altro che ricorda i congressi quinquennali del Pcus più che la realtà di quelle imprese.
E poi che noia la nomina del comitato con gente magari capace, buoni imprenditori, che in vista di uno strapuntino si trasformano in strateghi delle strategie altrui !
Basta parlare con tre persone: i tre amministratori delegati delle tre imprese rimaste sul mercato. Bastano tre ore (una ciascuno) per capire quali sono i problemi reali e quali sono le soluzioni, se soluzioni ci sono e se la Regione Basilicata può fare qualcosa.
Poi bisognerebbe scindere il “problema Natuzzi” dalle questioni delle imprese materane.
Natuzzi ha responsabilità nella desertificazione del “distretto industriale della Murgia” quando negli anni d’oro comprando tutte le aziende che poteva ha stravolto il modello di distretto basato su una pluralità di soggetti anche grandi ma nessuno egemone. Così facendo ha concentrato tutte le produzioni sotto il proprio controllo facendo venir lo spazio alle aziende dei semilavorati (tipo fusti, taglio, modellazione poliuretano, ec.).
Natuzzi ha inoltre sbagliato strategie su mercati fondamentali (per Natuzzi si che l’America è importante!) ed è diventato troppo grande per un processo produttivo che in Italia (dove vi sono distretti industriali delmobile imbottito a Forlì-cesena, Quarrata e Brianza) nessuno ha percorso (evidentemente era oggettivamente pericoloso) e infatti abbonda da anni di cassa integrazione (pagata dallo Stato).
Quel modello produttivo probabilmente non regge più.
