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Natuzzi, idea Invitalia….. il ritorno della Gepi
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy (aggiunta che dovrebbe servire a gonfiare il petto dell’identità come surrogato di un anabolizzante) Adolfo Urso ha la carta per risolvere la crisi di Natuzzi: arriva la cavalleria di Stato, cioè Invitalia!
Ora il ministro si è parecchio dispiaciuto quando Il Foglio ne ha trasformato il cognome in URSS, per evidenziarne un modello onnipresente di intervento diretto dello Stato nelle aziende colpite da crisi.
Ma dispiacere a parte, la realtà parla per Urso, la cui azione abbastanza inconcludente è motivo di imbarazzo di più d’uno nello stesso governo a cominciare dal pacchetto libera intorno a Forza Italia che un giorno si e l’altro pure ricorda al mondo di essere il baluardo dei liberali (ma forse questo loop è a uso interno! ).
Perché mettere in mezzo Invitalia è un problema e un errore?
Natuzzi – a differenza dell’Ilva dove l’intervento dello Stato è giusto (ma tardivo e confuso) perché quella è un’industria strategica (senza acciaio non si fanno carri armati…..) e perché impatta in modo devastante su un territorio ampio e popolato al di là degli occupati – è una delle imprese del Polo dei salotti della Murgia.
Certamente la più grande, ma se si salva Natuzzi con i soldi di Pantalone le altre molte imprese che faranno?
L’intervento pubblico nell’azionariato è una violazione delle regole del mercato: cioè Natuzzi in crisi si salva non perché ha un piano credibile (e quello presentato non lo è) ma perché arriva l’aumento di capitale che rimette (per quanto?) in moto l’azienda!
Poi si dirà che Invitalia farà pure un piano, ma cosa altro si può dire di diverso?
Natuzzi – a cui i contribuenti italiani da 20 anni pagano la cassa integrazione, cioè l’anestetico che non ha fatto risolvere per tempo i problemi o almeno chiamarli per nome – deve anzitutto fare un piano serio, con i numeri veri e gli impegni reali. Poi i soci devono mettere mano alla tasca e far fronte alle necessità finanziarie.
Questa fase può essere aiutata ancora dalla cassa integrazione e anche da progetti seri del territorio per nuovo lavoro per i dipendenti in esubero.
C’è un pericolo concreto: cioè che le altre molte aziende – che non navigano nemmeno loro in acque tranquille – possano essere danneggiate irrimediabilmente da questa operazione di economia socialista.
Perché così non sono investimenti ma accompagnamenti alla chiusura, quello che faceva negli anni ‘80 del ‘900 la Gepi (qualcuno ricorda?).
Ps: Mi dispiace ma qualcuno deve aver giocato un brutto scherzo al Senatore Gianni Risa (Fdi), stimato dottore commercialista in Avigliano (Potenza).
La macchina del governo e di Fdi che gestisce il dichiarazionificio dei parlamentari a valle degli eventi e anche a monte gli ha fatto un brutto scherzo perché saranno pure 20 anni di Cigs e i governi precedenti vanno fustigati per definizione , ma il governo da lui sostenuto è in carica da 4 anni (e altri tre anni dal 2007 al 2011 con Berlusconi)
“Per troppi anni la vicenda Natuzzi è stata gestita attraverso il solo ricorso alla cassa integrazione, senza una reale strategia industriale. Vent’anni di Cig rappresentano un’anomalia evidente, figlia dell’immobilismo dei governi precedenti. Oggi il ministro Urso e il Governo Meloni hanno scelto di prendere realmente in carico la crisi, mettendo in campo Invitalia che ha avviato la due diligence aprendo un confronto con azienda, sindacati e territori per costruire insieme una prospettiva industriale vera e tutelare i lavoratori».
