Futuro
L’estate in contemplazione dei lucani in attesa dello tsunami dei paesologi, l’avviso di Repubblica e la trappola di Policarpo
Mentre la Basilicata attende in contemplazione che si abbatta lo tsunami di idee, oltre che di rosmarino bruciato, della prossima calata dei paesologi, l’estate lucana ricca di festival, premi e sagre ci consegna alle bacchettate per i compiti fatti male o le genuflessioni non troppo genuflesse.
Dopo il Corriere e il Sole 24 Ore che ci hanno additato come studenti somari in rinnovabili, oggi arriva Repubblica “Rinnovabili a ostacoli, il tributo della Basilicata spiazza gli operatori”.

La Regione con il più alto numero di pale eoliche ostacola gli operatori perché ha teso la mano per chiedere l’elemosina……
Domanda: perchè tutti questi presunti investitori quando arrivano in Basilicata ci raccontano che il loro mercato si decide sui centesimi e che anche un obolo li riduce in povertà?
Non è che dopo avere concluso la campagna acquisti di tutti gli acquistabili ci sia anche da ridurre il resto in servitù?
Nel frattempo lo spopolamento non manca come tema di discussione, ma il profumo degli arrosti e le melodie dei cantanti pagati con soldi pubblici o generose sovvenzione di privati interessati, non ne fanno intuire la profondità dell’analisi.
Certo è più facile contemplare che tirare fuori qualche idea. Si suda meno.
Cosa può fare la piccola Basilicata in un mondo complesso?
Ci sono regole che non si possono cambiare come se fosse una chiacchierata tra amici.
Però arrivano i soldi per le aree interne.
Ci sono cose che si potrebbero fare subito e che non si fanno, non solo non ci sono idee su come affrontare un futuro che sarà totalmente diverso dal passato e che è un suicidio voler affrontare con gli stessi modelli amministrativi e le stesse modalità operative del passato.
E, invece, qua si pensa come se fossimo negli anni ’80 post-terremoto, pensando che trasferendo un po’ di soldi si salvano le comunità.
Così come vecchi tromboni che hanno già segnato duramente con le loro scopiazzate idee questa terra continuano a suggerire misure che mettono insieme territori ad elevato spospolamento con aree urbane diffuse collegate a reti autostradali, con centri di ricerca, insediamenti industriali internazionli e ampio ventagio di produzioni alimentati di alta qualità pur di distribuire qualcosa a qualche amico.
In questo scenario irrompe il simpatico e operoso assessore allo sviluppo economico, Cupparo.
Ora per uno di questi strani giochi della storia religiosa a Francavilla in Sinni quattro secoli fa sono arrivate le reliquie dei santi martiri Felice e Policarpo.
Policarpo è un personaggio enorme: discepolo di Giovanni l’Evangelista, è uno dei padri della Chiesa.
E’ protettore di due sole città: Smirne (l’attuale Izmir, la città più laica della Turchia), di cui è stato vescovo, e appunto Francavilla in Sinni.
E’ veneratissimo nella chiesa d’Oriente che fonda la sua teologia anche sui Padri: l’attuale Metropolita d’Italia ed Esarca dell’Europa Meridionale si chiama Policarpo (peraltro partecipò all’insediamento a Potenza del vescovo Omd Davide Carbonaro… che pure qualcosa doveva significare, ma nessuno se ne accorse; manco la curiosità verso un abito diverso…..).
Francavilla ha ricordato i 400 anni della traslazione delle reliquie con un convegno di studi con partecipanti altissimo livello scientifico.
Cupparo non era previsto tra gli interventi però giustamente è intervenuto come assessore, francavillese e fedele e ha dunque deciso di fare sapere al mondo che
“La Regione ha creduto fin dall’inizio nel valore di questo anniversario perché questa celebrazione supera i confini di Francavilla in Sinni. È una grande occasione religiosa, culturale e storica che può proiettare il nostro paese negli itinerari nazionali del turismo della fede, un settore in continua crescita che richiama ogni anno milioni di visitatori italiani e stranieri alla ricerca di luoghi autentici dove spiritualità, storia e identità si incontrano. Francavilla possiede tutte queste caratteristiche”.
Ha concluso con le parole di parole di San Francesco d’Assisi: «Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile».
Ora – oltre alla profonda fede di Cupparo – sarebbe magari stato necessario conoscere un po’ meglio il povero Policarpo per dire qualcosa di più appropriato che pescare dagli aforismi di Francesco (anche quello andrebbe preso tutto cominciando dalla povertà e non a pezzi e a seconda delle convenienze).
Di Policarpo, in particolare, c’è una lettera bellissima ai Filippesi. Una lettera che si adatta ai lucani che si trovano l’oro tra le mani e lo trattano come se fosse rottame
Troppo dolore ho provato per quel Valente che, divenuto un giorno vostro presbitero, mostra ora di non comprendere il posto che gli é stato assegnato.
La trappola di Policarpo: avere l’oro e usarlo come truciolato. Il dramma dei lucani.
