Futuro
Petrolio in Basilicata, la parola di Giorgia che commissaria il generale: è il momento della ritirata
L’idea che le parole di Giorgia Meloni, che a Bari alla festa della longevità del governo ha detto che il petrolio piuttosto che in Qatar si poteva prendere in Basilicata fossero come quelle che pronunciano tutti i giorni i politici lucani, cioè a vanvera, ha avuto questa sera la più autorevole delle smentite per mano della stessa Presidente (e ha fatto fare la più grande figuraccia agli accoliti locali che fino a poche ore prima si sbracciavano in dichiarazioni esplicative minimizzanti).
Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge (cioè immediatamente esecutivo) su “Disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della nuova crisi dei mercati internazionali e di infrastrutture e attività energetiche strategiche”.
Oltre a prorogare il taglio delle accise in attesa di un provvedimento più complessivo
Il provvedimento introduce, infine, una semplificazione volta ad accelerare i procedimenti relativi alle attività energetiche strategiche, così da assicurare che l’esercizio di attività di interesse nazionale nel settore energetico non sia compromesso da ritardi incompatibili con le esigenze di sicurezza energetica e di continuità degli approvvigionamenti. Nei procedimenti relativi alla prospezione, alla ricerca e alla coltivazione di idrocarburi su terraferma, quando la regione competente non si esprima sull’intesa richiesta, sono previsti l’assegnazione di un ulteriore termine per provvedere e lo svolgimento di un’apposita interlocuzione istituzionale, nel rispetto del principio di leale collaborazione.
Attraverso la nomina di un commissario ad acta, il Consiglio dei ministri potrà esercitare i poteri sostitutivi previsti dall’articolo 120, secondo comma, della Costituzione a fronte della persistente inerzia della regione, che sarà invitata a partecipare alla relativa riunione. In tal modo si garantisce la conclusione dei procedimenti in tempi certi, a tutela della sicurezza energetica nazionale e dell’unità economica della Repubblica”.
Cosa significa? Che se la Regione Basilicata – principale soggetto destinatario della norma – non si affretta a dare il suo parere positivo su procedimenti relativi alla prospezione, alla ricerca e alla coltivazione di idrocarburi su terraferma, provvederà direttamente il governo.
Del resto come biasimare Giorgia Meloni: gli avvisi a Bardi & co. negli ultimi mesi erano stati spediti in diverse forme – qui ne abbiamo scritto ad aprile – evidentemente oltre alle continue genuflessioni i fatti non sono stati prodotti.
E, quindi, ora ci penserà un commissario che farà quello che tutti temono. Parliamo di Monte Grosso che si sussurra avere dimensioni saudite? Oltre che di tutto il resto già in pista dopo che il Tar ha cancellato il Pitesai?
La conseguenza politica di questo atto sarebbe una sola, un sussulto di dignità di Bardi e della sua giunta: dimissioni.
Dimissioni perchè non sono rappresentati gli interessi della Basilicata, perché è un bluff la cosiddetta filiera istituzionale (cioè le stesse maggioranze a Potenza e Roma con prolungamento di Fitto in Ue), perché – ed è la cosa che dovrebbe far risvegliare la sopita dignità – per Giorgia Meloni il personale politico lucano del suo partito e di quelli della sua maggioranza non valgono nulla e quindi possono giocare con premi e sagre, al petrolio ci pensa lei.
