Futuro
La “paesologia” di Aliano, di New Age ne basta una
C’è una poesia, ritenuta una sorta di manifesto della New Age, Lentamente muore di Martha Medeiros (poesia spesso erroneamente attribuita a Pablo Neruda) che è il rifugio di chi non riesce a cambiare nulla ma vorrebbe farlo: un insieme di frasi fatte, luoghi comuni buoni per essere trasformati in aforismi da attaccare ai muri della propria postazione di lavoro per significare al mondo il proprio disagio esistenziale.
Il “Decalogo della Paesologia” di Franco Arminio, l’autoproclamato vate dei paesi che stanno scomparendo, è – mutatis mutandis – la stessa cosa.
Si può non essere d’accordo con “La poesia non è farsi spazio nel mondo, è sentire la poesia che c’è in ogni spazio”?
Certo che no!
Come non si può non essere d’accordo con Martha Medeiros quando declama “Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce“.
Certo che no!
Scrivere – postulato 10 – “Gettare uno sguardo sugli umani oggi può essere sconcertante, ma ci sono altre occasioni, ci sono gli alberi, le nuvole, le pietre. Dio è distoglierci da noi stessi, è credere in qualcos’altro”.
Frase stupenda! Pronta per le lavagnette dei prossimi mesi in ufficio e per i social!
Magari Sant’Agostino – in teologia un po’, ma solo un po’, più pratico – la pensava diversamente quando scriveva che “Gli uomini guardano pieni di stupore alle vette delle montagne, al flusso ininterrotto delle maree, all’ampia distesa dei fiumi, agli oceani che li circondano e al movimento delle stelle; e tuttavia essi passano inosservati a loro stessi, non sono oggetti del loro stupore”. (Confessioni, X, 8). Ed ancora “Un uomo non può sperare di trovare Dio, se prima non ha trovato se stesso, poiché il Dio vivente è presente all’interiorità più profonda dell’uomo, ed è il più intimo all’uomo di quanto egli possa essere a se stesso” (Confessoni, III, 6).
E come non essere d’accordo con il postulato 3 “Un pensiero che viene in un bosco non è lo stesso di un pensiero che viene in ascensore, un pensiero che viene camminando non è uguale al pensiero che facciamo seduti e al chiuso“.
Io ci aggiunerei anche con l’aiuto di uno o più bicchieri di vino, un “pane e frittata” e allora sì che la creazione diventa sublime! Di qualunque cosa, s’intende.
Solo che, quello che sfugge, è che i paesi non si salvano con le chiacchiere, con gli aforismi e con i vaticini.
Nè con tre giorni di una bella e riuscita festa (perché nonostante i vezzi distribuiti in dibattiti post-intellettuali, di festa trattasi).
Perchè è bello ascoltare illustri pensatori (qualcuno però dovrebbe giustificare cosa ha fatto quando avuto responsabilità in istituzioni, aziende pubbliche e banche portate verso il fallimento) ma oltre alla conteplazione della bellezza dei luoghi di fine agosto occorre progettare, provare, lavorare, sudare (non per il caldo) e non solo parlare a vuoto del futuro.
Perchè – postulato 4 – se “la sagra migliore che si può fare nei paesi è la sagra del futuro“, ebbene il futuro non è una cosa che si appalesa nelle estrazioni del Lotto ma si costruisce!
E se dopo 16 anni di adunanze quello che è venuto fuori è il “residente temporaneo” siamo alla boutade, a diciamo qualcosa per dire qualcosa.
Con il compiacimento di una politica che non riesce a tirare fuori nulla se non il ritornello “abbiamo messo fondi, ma i comuni non li usano tutti” (chissà – se è vero che si mettono i soldi -perchè?) e che finanzia la chiacchierologia e produce post e selfie.
Perchè, sfortunatamente molto sfortunatamente, il modello proposto dal Nostro e qui sotto riportato è più vicino al nulla che ad altro.
Nessun paese può vivere con l’economia che aveva cento anni fa. Questo non significa modernizzare cancellando l’antico. Anzi, l’idea centrale della paesologia è intrecciare l’antico e il nuovo, l’intimità e la distanza. Nei giorni della festa tutto questo è messo in essere. Ci sono gli artisti e i visitatori che vengono da fuori. Ci sono le persone del paese. Si realizza il passaggio dalla comunità chiusa alla comunità aperta. Ad Aliano non si mette da parte il terribile della vita, ognuno può farlo lampeggiare nei propri occhi e riconoscere lo sgomento del vicino. E da queste vicinanze provvisorie si apre un moto espansivo, si raggiungono piccole allegrie personali oppure un’ebbrezza corale (Robinson, 15 agosto 2026, pag.37).
Perchè non c’è da ridefinire l’economia di 100 anni fa, ma quella di 30 anni anni fa!
C’è da provare a trovare soluzioni per evitare che i comuni restino senza servizi, bisognerebbe provare a trovare una soluzione all’assenza di medici di base, evitare che i bambini compincino a fare i pendolari dalle scuole medie, a magari mettere insieme più comuni per rendere efficienti le strutture.
C’è un mare di cose da fare in un terreno dove non c’è una ricetta per nulla: provare e riprovare.
Bisognerebbe cominciare.
E cominciare profetizzando “E da queste vicinanze provvisorie si apre un moto espansivo, si raggiungono piccole allegrie personali oppure un’ebbrezza corale” è solo una bella frase che riscalda il cuore, chiama gli applausi e assicura fieno e ospitate per i prossimi 12 mesi.
Ps: Aliano in un anno ha perso altri 34 residenti e ora ne ha 804, cioè in un anno ha perso il 4,1% della sua popolazione residente. Nello stesso tempo la Basilicata ha perso lo 0,9%, la provincia di Matera lo 0,7%, quella di Potenza l’1%. Così solo per capire com’è la situazione e come si corre verso il precipizio. In contemplazione
