Futuro
La banca va, la biblioteca cresce: perché puntare sui servizi salva le aree interne. Il caso Moliterno
I paesi delle aree interne non si salvano con i convegni e i pellegrinaggi ad uso di telecamere.
Si salvano, spesso, da soli perché le comunità danno valore essenzialmente a una cosa: la difesa dei servizi.
Un paese senza panificio, senza sportello bancario, senza uno spazio culturale, senza una lavanderia, senza una scuola, senza il medico di base, senza la guardia medica, senza il distributore di carburanti ha un solo destino: la fine.
E’ solo una questione di tempo.
E poi non bisogna offendersi se in uno slancio di onestà intellettuale qualcuno lo scrive (poi con intervento del ministro per cassarlo) addirittura in quel librone, senza né capo e né coda, che si chiama Piano strategico nazionale delle aree interne (Psnai).
L’assenza dei servizi è l’incentivo ad andare via.
Soprattutto è l’incentivo alle famiglie più giovani e in età riproduttiva.
Per questo sia qui, sia nel giornale per il quale scrivo (Il Mattino) da mesi documento storie di chi ha fatto scelte per mantenerli i servizi inventadosi soluzioni adattate ai contesti nei quali vive.
La storia di Moliterno è – come direbbe il mio direttore Roberto Napoletano – paradigmatica.
A Moliterno aveva sede l’agenzia più antica della Val d’Agri di Intesa Sanpaolo. Eredità Banco di Napoli, non slancio padano!
Moliterno – per chi non lo conosce – è un comune che ha avuto (e ha) una certa vocazione imprenditoriale. Non solo il Canestrato!
A un certo punto la Banca – la stessa che nei primi tre mesi del 2026 ha fatto 2,8 miliardi di euro di utili – decide che l’agenzia non serve più e accentra tutto a Villa d’Agri.
La Banca spiega – con il supporto di Bankitalia che da anni in tutte le Note sull’economia della Basilicata scrive che “il maggiore utilizzo dei canali bancari digitali si è ancora accompagnato al ridimensionamento della rete regionale degli sportelli” – che le operazioni allo sportello si sono ridotte e che non è economico tenere aperta un’agenzia.
Ora
- a parte che la banca che fa i bonifici è una lettura un po’ ridotta per chi si occupa di credito,
- a parte che pure per il mai lodato a sufficienza presidente della Repubblica, Sergio Mattarella quella della banca è “una funzione sociale” ed è collegata alla Costituzione (tutti – banchieri soprattutto – hanno battuto le mani e hanno continuato a chiudere sportelli),
- a parte che il 49% dei comuni lucani non ha uno sportello bancario a fronte del 6% dei comuni alto atesini
ma un’idea adiversa della presenza delle banche nei comuni delle aree interne o dei piccoli comuni davvero non esiste?
Torniamo a Moliterno. Avuta la notizia della chiusura l’amministrazione comunale fatti inutili tentativi per far cambiare idea, ha proposto almeno fosse garantita la presenza dello sportello Bancomat che oltre ai previevi riceve anche i versamenti (così le operazioni di rifornimento/prelievo si riducno…. e lo sportello diventa una sorta di stanza di compensazione).
Sicchè l’agenzia chiude, ma resta lo sportello Bancomat. E per farlo rimanere il comune mette pure il locale secondo le caratteristiche bancarie.
Si da il caso, invece, che a pochi metri, ci sia la bella biblioteca-mediateca “Giacomo Racioppi”, dove svolge la sua attività una brava bibliotecaia, vincitrice di apposito concorso bandito dal Comune, che regola un traffico niente male di persone di tutte le età.
Perchè a Moliterno non solo hanno fatto la biblioteca – usando fondi di varie istituzioni – ma poi hanno deciso che doveva essere un polmone per l’attività culturale del Paese e hanno assunto la bibliotecaia (non trasferito tipo un vigile urbano….) per animarla!
Questo è scegliere. Così si mettono i sassolini, uno a uno, per combattere lo spopolamento.
