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Irsinashire, il paese che ha stregato gli anglosassoni
Un piccolo Chianti (senza vino). All’inizio erano gli inglesi. Un po’ di anni fa un’agenzia immobiliare di Irsina cominciò a proporre a un’agenzia inglese le case del centro antico di questo borgo in provincia di Matera. Agli inglesi – storditi dai prezzi schizzati (per loro stesso merito) della meta d’elezione italiana, il Senese e il Chianti – non parve vero di trovare un paesaggio molto simile a quello delle terre senesi: l’oro mutante dei campi di grano estesi per chilometri nella valle del Bradano, una struttura urbana ben conservata e simile ai piccoli centri toscani, quella mura che a tratti fanno tanto Pitigliano. E l’accessibilità non scontata che si è rivelata essere una delle carte vincenti: Irsina è a un’ora d’auto dall’aeroporto di Bari. In poco più di quattro ore – volo compreso (a Bari ce ne sono fino a quattro voli diretti al giorno) – si arriva nel borgo dalla capitale britannica. Tempi compatibili non solo con periodi di vacanze lunghi, ma soprattutto con i weekend. Il gioco è dunque fatto.
“E’ la nostra forza, insieme alle tante nostre bellezze”, commenta Nicola Morea (il primo a sinistra nella foto al lato con il sindaco Giuseppe Candela, gli assessori Gaetano Garzone, Maddalena Papangelo e Michele Mazzone), che ha guidato il Comune negli ultimi dieci anni e che ora gli irsinesi hanno spedito nel consiglio regionale lucano con circa il 60% dei voti.
Potevano mancare gli americani: ma neanche per idea. E naturalmente con allure pari alla fama.
E’ di un americano il palazzetto signorile più importante, palazzo Nugent, crocevia della storia con la S maiuscola.
Perché Irsina, magari sarà sconosciuta a più oltre i confini della Basilicata, ma è stato il crocevia di vicende storiche che hanno contribuito nel tempo a definire gli equilibri politici e militari nel Mezzogiorno.
Assediata e distrutta dai Saraceni, luogo nel 1041 della furibonda battaglia tra bizantini e normanni (la battaglia di Montepeloso, nome del paese fino al 1895 quando in modo bizzarro fu cambiato in quello attuale dal monte Irsi e da una non proprio aderente ricostruzione di un popolo mai esistito), nel 1123 elevata a sede vescovile con il riconoscimento della sua importanza: il territorio coincideva con quello del comune. E così ha attraversato da protagonista i secoli, infine sloggiando i Borboni nel 1799 per essere poi punita dal Cardinale Ruffo.
Vicende storiche fotografate dai cambi di proprietà delle terre e dei palazzi signorili: quello più importante, palazzo Nugent, è stato dal 1500 al 1664 dei Grimaldi (il 24 maggio scorso Alberto di Monaco si è visto insieme a un ampio corteo di dignitari ma senza lasciare oboli nemmeno per recuperare un antico stemma di famiglia), poi è toccato ai Riario Sforza (proprio quelli del Castello Sforzesco di Milano) e, infine, ai nobili di origine irlandesi Nugent, un cui rampollo il feldmaresciallo Laval Nugent von Westmeath (irlandese di nascita, ma adottato da uno zio austriaco) è stato un fiero combattente prima al servizio dell’Austria contro Napoleone, poi al servizio di Ferdinando I delle Due Sicilie in qualità di comandante supremo dell’esercito delle Due Sicilie. Certamente per amore sposò la contessa Giovannina Riario Sforza proprietaria, tra l’altro, del palazzetto.
Al fedlmaresciallo non sarà dispiaciuto che il suo palazzetto finito ingloriosamente in rovina, per metà oggi sia finito a un ricco e amabile americano che ne ha fatto una dimora da favola e come si addice ai veri ricchi aperta a tutti (le feste, numerose, sono per tutti ospiti e irsinesi!).
Come non sarà dispiaciuto ai tanti in armi venuti dal nord Europa che oggi, non proprio sulle loro orme militari, Irsina sia diventato un buen retiro di artisti soprattutto belgi, olandesi e francesi: da 26 anni (l’edizione 26 è in programma agli inizi di settembre) la cooperativa Arenacea organizza le residenze di “Irsina arte” all’interno del convegno di San Francesco (che già da solo è un gioiello per l’architettura e la presenza nella cripta di volte e pareti affrescate di scuola giottesca).
L’anima delle residenze, Antonio Coletta, la racconta come una sfida. Anzitutto personale perché Coletta, laureato a Firenze, ha scelto di tornare a Irsina: “Perchè non tornare e provare a fare qualcosa per il paese”. Una sfida costruire le relazioni e proporre questo luogo al mondo dell’arte. Un altro irsinese, immigrato ad Anversa, e artista Nicola Dinoia ha fatto da sponda con la comunità artistica belga prima e poi man mano con quelle francesi e olandesi. Con partecipazioni importanti come quella di Lieve Ulburghs dell’accademia di belle arti di Anversa.
Solo che gli artisti non si sono limitati negli anni a frequentare il convento per realizzare le loro opere, ma hanno cominciato ad acquistare case. La disponibilità non manca, dal centro antico negli anni gli abitanti si sono trasferiti nella parte moderna dell’abitato e queste presenze hanno permesso di dare nuova vita alle tante case. Piccoli acquisti, prima, poi, man mano, case più grandi e infine palazzetti. Ma con una condizione non negoziabile: gli immobili dovevano necessariamente avere un ampio terrazzo.
Si sono fatte e si stanno facendo ristrutturazioni importanti per la qualità delle opere, valorizzando le formazioni rocciose e le caratteristiche architettoniche locali.
Un via vai che dura tutto l’anno e che di anno in anno cresce sempre più. Con grande soddisfazione del nuovo sindaco, Giuseppe Candela: “Diamo servizi e accoglienza, da sempre una comunità ospitale”.
Così come sempre più qualificato diventa il “ramo” agricolo: nella cerealicoltura ha sempre goduto di una condizione favorevole (l’argillosa valle del fiume Bradano) perché è stata un’agricoltura intrinsecamente biologica. E oggi quella sua qualità si trasforma anche in un vantaggio di mercato: il “bio” vale il 30 per cento in più. Così come il re dei grani “il Senatore Cappelli” ha ripreso proprio nelle terre d’Irsina il suo giusto posto come prodotto di alta qualità.
