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“Eli, Eli, lema sabachthani?” Il grido dei cinque bambini di San Paolo Albanese dopo la gita di Elly Schlein
(La bellissima foto è un gentile omaggio di Mariapaola Vergallito e de La Siritide)
I cinque bambini nati a San Paolo Albanese negli ultimi 10 anni ieri avranno chiesto ai genitori se il peccato originale che, a loro – con il rito bizantino – è stato lavato per immersione, sia stato effettivamente lavato.
Perchè il trambusto di domenica 24 maggio farebbe intendere di no. E che aleggi su di loro ancora il destino della punizione ieri impersonificato dalla carovana del Pd.
La segretaria del Pd, Elly Schlein, invitata dal generoso e bravo sindaco, Mosè Troiano, si è presentata a quella miniscola comunità – con un seguito composto di vari richiedenti candidatura alle Politiche e vati del merionalismo – e per 23′ ha spiegato il diritto all’esistenza dei comuni delle aree interne attraverso la lettura degli articoli della Costituzione interrotta continuamente da entusiasti e giusti applausi.
Naturalmente in 23′ ha detto molte cose condivisibili richiamando un progetto di legge che non sarà mai legge ma che può essere sventolato a prescindere dalla sua realizzabilità.
Io spero che prima di attraversare con Mosè (nomen omen) la folla dei convenuti, qualcuno abbiamo spiegato a Elly Schlein come si vive a San Paolo Albanese dove – come racconta qui Teresa Lettieri – non c’è più nemmeno uno “spaccio” dove fare la spesa quotidiana (provvede qualche ambulante tre volte a settimana) – oltre a tante altre cose – e che quindi serve poca filosofia e qualche fatto in più.
In attesa degli sconvolgimenti secolari.
Come spero che qualcuno abbia ricordato alla Segretaria che il suo partito la Basilicata l’ha governata per – diciamo dal 1995 al 2019 – facendo tante chiacchiere, molte clientele, assicurando tante carriere e molti stipendi ma poco realizzando (vista la condizione attuale).
Perchè, a dirla tutta – in particolare dal 2005 in poi – il Pd e i suoi alleati alla Basilicata non hanno detto nulla di originale che potesse essere assimilato a un’idea di sviluppo tanto che parecchi esponenti di primo piano e tanto sottobosco hanno saltellato di qua e di là senza problema alcuno.
E soprattutto, o di qua o di là, sostanzialmente è la stessa cosa.
Purtroppo la Schlein ha fatto un elenco di cose che si dovrebbero fare, senza una strategia.
Perché se non ci sono i servizi non è per miracolo che si rimettono, servono modelli nuovi. Serve sperimentare, trovare non una ma tante strade.
Oltre alle chiacchiere di tutti – il Piano strategico nazionale delle aree interne (Psnai) è un monumento nel settore – non pare ci sia molto, anzi quel poco che c’è viene tolto.
Non c’è una ricetta valida per tutto – e qui conviene anche la segretaria del Pd – ma non c’è nemmeno un inizio di approccio.
In questo sono tutti tristemente uguali e senza fantasia.
La parassitaria classe dirigente lucana questo lo ha capito: saltella di qua e di là con grande agilità!
Ps: Quando la Schlein – nella prima parte del suo intervento – dice “Qualche tempo fa c’è qualcuno in qualche ministero che ha pensato bene di scrivere nero su bianco su un documento che le aree interne saranno destinate a un’esorabile declino. Noi non lo accettiamo né lo pensiamo. non è destino scritto e lo ribalteremo quel destino perché siamo invece convinti che il riscatto del Sud parta dal riscatto delle aree interne e che il riscatto dell’Italia possa solo partire dal riscatto del sud di questo paese, altrimenti non c’è futuro” si riferisce al Piano strategico nazionale delle aree interne (Psnai) presentato, a sua insaputa, dal ministro Foti.
Nella prima versione c’era scritto “Un numero non trascurabile di Aree interne si trova già con una struttura demografica compromessa (popolazione di piccole dimensioni, in forte declino, con accentuato squilibrio nel rapporto tra vecchie e nuove generazioni) oltre che con basse prospettive di sviluppo economico e deboli condizioni di attrattività. Queste Aree non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza ma non possono nemmeno essere abbandonate a sé stesse. Hanno bisogno di un piano mirato che le possa assistere in un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento in modo da renderlo socialmente dignitoso per chi ancora vi abita”.
Dopo le proteste del mondo intero, Foti fece cassare la parte con una roba ancora più imbarazzante (nel parlo qui)
Ora certamente è brutto da leggere, ma di quella prospettiva – cioè struttura demografica compromessa – da anni ne parlano tutti i demografi che ripetutamente hanno lanciato allarmi, inascoltati, in tutti i modi.
Del resto per un comune che, per esempio, negli ultimi 25 anni ha perso quasi il 50% di popolazione, che ha un ridottisismo numero di donne in età di fertilità, quale futuro può ipotizzarsi se non quello delle chiacchiere?
