Presente
Dopo 45 anni i domenicani chiudono a Potenza, nel disinteresse della città e della “colta” opinione pubblica
Era il 1981 quando i Domenicani decisero di aprire la loro “Casa” a Potenza.
Il 27 luglio 2026 l’hanno chiusa.
Nel silenzio assoluto della città, della sua classe dirigente impegnata nella favolosa stagione dei premi, di quell’opinione pubblica che si mobilita solo per gli amici e gli amici degli amici.
I post Fb della Arcidiocesi – come al solito puntuali e tempestivi – che informano il 27 e 28 luglio della celebrazione eucaristica di commiato presieduta da Mons. Carbonaro messi insieme non arrivano a 100 dei gratuiti like (un like non si nega a nessuno…) e ben cinqe essenziali commenti.
Poi silenzio assoluto. Dentro i social e nella città.
I domenicani avevano la “Casa San Domenico” in via Sandro Pertini, a Rossellino.
L’addio dei Domenicani – a prescindere dall’eventuale credo di ognuno – è un fatto che non può passare sottotraccia.
Nella messaggio di saluto e ringraziamento del 27 luglio us all’Arcidiocesi e alla Città di Potenza, i “Frati Predicatori della Provincia San Tommaso d’Aquino in Italia” scrivono
Quando nel 1981 il Capitolo Provinciale scelse di dare vita a una comunità in questa città, lo fece
con una chiara visione ecclesiale e strategica. L’obiettivo era assicurare la nostra presenza in tutti i capoluoghi delle Regioni meridionali d’Italia e porre l’opera dei frati al servizio della pastorale giovanile universitaria, che da sempre è un elemento che permea il carisma domenicano.
La fondazione dell’Università della Basilicata, avvenuta proprio in quel periodo, fu una felice
coincidenza con la nostra missione. Ci ha permesso di camminare accanto a generazioni di
giovani studenti nei primi decenni e, successivamente, di estendere il nostro servizio pastorale alle diverse necessità della vita diocesana, legando la nostra predicazione alla crescita spirituale dell’intero territorio.
Ovviamente anche sui Domenicani si abbatte la crisi delle vocazioni. I frati, infatti nel messaggio, scrivo
La scelta sofferta di chiudere la Casa San Domenico è imposta dal calo generale delle vocazioni che oggi tocca da vicino anche la nostra famiglia religiosa.
Potenza, piaccia o meno, simpatica o antipatica, non è un comune di 500 abitanti e anche se non perde 2.500 abitanti in un anno, come allegramente a sempre a proni microfoni ha detto recentemente un amministratore locale (perché quando un intervistato dice una cosa non vera, come nel caso perchè i 2.500 abitanti sono stati persi in cinque di anni, si avrebbe il dovere professionale di far notare l’errore, sempre se lo si riconosca), pur vivendo le sue grandi difficoltà ha un ruolo da svolgere per tutta la comunità regionale – in quanto capoluogo – ruolo la cui grammatura è tanto più “spessa” quanto pi ampia è l’articolazione della sua comunità.
Non in post e reel sui social, ma nelle strade e nei quartieri.
Come Rossellino, dove era la Casa dei domenicani, e dove non si va solo a chiedere i voti ai cittadini.
Il messaggio alla Città de domenicani non pare abbia ricevuto risposta da alcuno.
Basterebbe un “grazie” per non impegnarsi troppo e non far sudare gli “spin doctor” della comunicazione che magari non riescono a trovare nulla da mettere dentro chat cpt per allungare il brodo.
Così come gli ozi marini o montani distraggono quelli che, in altre recenti occasioni, si sono mobilitati per questo o per quel prete amico o per le benedizioni a comando mancate.
Ma appunto. Quella è religione a domanda. Magari i poveri domenicani non avevano le amicizie giuste.
Un pezzo di comunità che sparisce è una città più debole.
Sparisce tutto, piano piano, ma avanti tutta!
