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Bankitalia e la Basilicata, l’effetto ottico di Bardi e la realtà di un’economia senza sprint
Non c’è nessuna novità, né ce ne potrebbero essere nel rapporto annuale della Banca d’Italia sulla Basilicata.
Il motivo è molto semplice. La struttura dell’economia lucana è immutata da anni e il “movimento” è solo in due settori: l’auto e il petrolio.
Sono così grandi che si cresce o non si cresce sulla base di quanto accade in questi due settori.
Per l’auto, nonostante tutte le buone intenzioni, il futuro resta incerto perchè Stellantis, come tutte le case automobilistiche ha un eccesso di capacità produttiva (cioè troppi stabilimenti).
Resta il petrolio che magari non piacerà a qualcuno, magari sarà brutto ma ormai tiene in pugno i conti della Basilicata e con il quale con esercizio di grande realismo bisognerà fare pure i conti.
Così come bisognerà cominciare a prendere atto che tutto lo spargere di pale eoliche finora non ha prodotto grandi risultati (se non a chi le impianta), visto che – dati di Terna di maggio alla mano – in tutto il paese produce poco più del 16% dell’energia, un terzo del fotovoltaico e nove punti in meno dell’idroelettrico!
Il resto è fatto da settori – spesso molto piccoli – che si compensano tra loro nei movimenti congiunturali.
Per il presidente della Regione “I dati macroeconomici della Basilicata nel 2025 risentono esclusivamente di un effetto ottico statistico”.
Alla Basilicata, a differenza delle altre regioni del Mezzogiorno (la cui crescita superiore al Nord è celebrata dalla Svimez) sono mancati investimenti.
Cioè non è stato fatto nulla, che potesse cambiare la struttura dell’economia locale ancora troppo ripiegata sul mercato locale e su auto e petrolio (che come ha argutamente osservato il presidente della Regione si decidono “a Detroit, Parigi o nei vertici OPEC+ e non a Potenza”).
Cioè negli ultimi anni in Basilicata non è arrivato nessun grande investimento di nessun tipo.
Basterebbe guardarsi intorno per vedere come e dove sono andati i grandi investimenti negli ultimi anni e cosa è successo nei territori che li hanno ospitati.
Ci si aspettava dall’attuale presidente della Regione – non fosse altro per le relazioni che si presumeva potesse avere (a differenza dei suoi predecessori stabimente insediati a Sant’Arcangelo e Lauria) per il suo precedente prestigioso incarico – che fosse in grado di portare in Basilicata relazioni con il mondo dell’industria e della finanza cioè di quelli che decidono cosa e dove si fa.
O che – venendo dal mondo militare – potesse indurre le grandi aziende di Stato (Leonardo e Fincantieri) a fare un qualche investimento in Basilicata (visto che ne hanno fatto e ne continuano a fare ovunque).
La Basilicata del post-Covid aveva (e ha) spazi per la nuova industria (i data center, p.e.) che altre regioni si sognano.
E dalla Zes cos’è arrivato? 23 autorizzazioni (che poi non si sa in cosa si sono trasformate) anche perché nessuno si è preso briga di andare da Fitto – con il quale si fanno tanti selfie – per chiedere di cambiare i criteri sui livelli degli aiuti ammissibili (qui spiego cosa intendo).
Proprio per questo come certifica la Svimez, il Pil lucano nel periodo 2022-2025 ha avuto la crescita più bassa di tutto il Mezzogiorno (3,2 contro il 16,6% del Molise…).
Certo c’è il Pnrr e il turismo. Il Pnrr finisce quest’anno (e si vede nella parte finanziaria del rapporto dove sono finiti i soldi) e già vengono i brividi nella schiena apensare come sarà l’atterraggio. E per il turismo, olre ai positvi dati di crescita, del rapporto bankitalia va letto che “Negli ultimi anni nel comparto turistico-ricettivo si è osservato un incremento degli occupati e del valore aggiunto; la produttività del lavoro si è ridotta accrescendo il divario rispetto alla media del sistema economico regionale”.
Ps. Alla fine del 2025 gli intermediari bancari con almeno uno sportello in Basilicata erano 21 uno in meno rispetto all’anno precedente. Il numero di sportelli operativi in regione è sceso di 4 unità, attestandosi a 157 localizzati in 64 comuni (tre in meno rispetto al 2024).
Nell’ultimo decennio il calo cumulato del numero di sportelli operanti in regione è stato quasi del 30 per cento. L’andamento negativo ha riguardato tutte le principali tipologie di intermediari, risultando meno intenso per le banche di credito cooperativo, le cui dipendenze sono diminuite di circa il 7 per cento.
