Futuro
Avete il vento, vi toccano le pale: a Potenza 1.380 impianti (record italico) ma non bastano. La bora a Trieste vale appena una pala!
C’è vento e vento. Quello di Potenza (e Foggia) deve essere superiore. Ma superiore sul serio. E i tifosi potentini ne possono essere ben fieri (anche perché continuano a vincere derby senza giocarli)!
La provincia di Potenza ha il record italiano di impianti eolici 1.360 (dati Terna) e assicura, con il contributo dei 128 impianti materani, il record alla Basilicata.
Un vento vero, volete mettere la Bora, poco più di una brezza: a Trieste a mala pena muove un unico impianto eolico (e in tutto il Fruili solo 4)!
Al secondo posto c’è Foggia (che anch’essa tira la Puglia) ma a educata distanza: 1.080 impianti.
Ora – perchè disturbare la giornata marina dei lucani ?
Il Sole 24 Ore, l’house organ di Confindustria, bacchetta la Basilicata perchè ha accumulato ritardi, perchè non ha una legge sulle aree idonee (ma in assenza è andata decisamente meglio con il record italiano di pale!) e ricorda che “Dopo anni in cui la Regione non aveva neanche nominato un dirigente del settore e le autorizzazioni venivano rilasciate con il contagocce, dal 2024 in Basilicata c’è stata una semplificazione e accelerazione delle procedure di autorizzazione di investimenti nel campo delle rinnovabili”.
Dobbiamo recuperare i ritardi e servono entro il 2030 (cioè domani) altri 700 MW !
«La Basilicata è una delle regioni italiane con il più elevato potenziale per la produzione di energia eolica, grazie a condizioni ambientali favorevoli . Oggi vi è ancora un margine di crescita significativo di circa 555 MW da realizzare. Si tratta di un potenziale importante che può essere pienamente valorizzato, accelerando i processi autorizzativi e garantendo la certezza degli investimenti. Lo sviluppo dell’eolico in Basilicata può essere anche volano economico e occupazionale per il territorio. Le stime indicano infatti che il settore potrà generare oltre 4.355 posti di lavoro entro il 2030. È quindi fondamentale che istituzioni, imprese e territori collaborino per consentire alla Basilicata di esprimere appieno la propria vocazione eolica, trasformando una risorsa naturale in sviluppo sostenibile, occupazione qualificata e benefici concreti per le comunità locali», dice Simone Togni, presidente di Anev, associazione nazionale energia dal vento.
Acquaiolo com’è l’acqua? Ottima!
Qualche tempo fa analoghi argomenti aveva usato sul Corriere della Sera l’autorevole Milena Gabanelli.
Le pale lucane non producono quanto ci si aspetterebbe perché pur ospitando il 24,7% di tutti gli impianti eolici italiani è solo quarta – e a distanza – nella classifica della capacità istallata (1,6 MW contro i 3,8 MW della Puglia che ha poco meno il numero di impianti della Basilicata).
Cioè tante pale che producono poco! Un capolavoro, sembra di stare su scherzi a parte.
Però avendo almeno l’abbecedario come lettura leggendo questi autorevoli testi si comincia a sentire puzza di bruciato.
Perchè?
Il grafico aiuta a capire: i dati Terna mostrano come tra il 2023 e il 204 la Basilicata ha incrementato il numero di pale di oltre il 17% (altri 29 impianti), sec0nda solo alla Puglia (34%), mentre tutto il nord è cresciuto di solo sei pale come il centro.
Addirittura Piemonte, Friuli, provincia di Trento, Marche, Toscana e Abruzzo hanno ridotto gli impianti.
E allora perchè questo interesse per la Basilicata ?
