Connect with us

Presente

Arriva il Molise: metà degli abitanti, stesso export

Published

on

Con 287.814 abitanti (erano 315.939 nel 2010)  e l’eterno dubbio “Il Molise esiste?” la piccola regione incastrata tra Abruzzo e Puglia sta cedendo lo scettro della sfiga alla ridente Basilicata. Un possibile sorpasso, come avviene tra sfigati, al ribasso.

L’11 marzo 2026  l’Istat ha diffuso i dati dell’export delle regioni nel 2025:

Nel complesso del 2025, rispetto al 2024, le regioni più dinamiche all’export sono Toscana (+21,3%), Friuli-Venezia Giulia (+17,8%), Calabria (+10,8%), Liguria (+10,2%) e Lazio (+9,6%); quelle che registrano le flessioni più ampie, Basilicata (-17,8%), Sardegna (-11,4%), Sicilia (-10,8%) e Marche (-7,6%).

La Sicilia e la Sardegna (sedi di grandi raffinerie) patiscono l’andamento del prezzo dei carburanti che costituiscono la principale voce dell’export, nelle Marche si sta sgonfiando una bolla dell’export di farmaci creatasi con il Covid (l’arretramento è con l’Asia e gli Stati Uniti).

Nel 2025 la Basilicata ha esportato beni per 1,313 miliardi, 284 miloni in meno rispetto al 2024. Appunto il 17,8% in meno.

Complessivamente 47 su 97 settori produttivi che esportano sono in territorio negativo con una perdita complessiva rispetto al 2024 di 386milioni di euro.

Sono positivi 50 settori su 97 con una crescita totale di 102 milioni di euro.

Al di là di alcuni effetti ottici (p.e. gli agrofarmaci che partono per la Via Lattea con un +647mila%, ma in realtà passano da otto euro del 2024 a 51mila euro del 2025 rappresentando la miseria dello 0,002% di tutto l’export e come questo ce ne sono diversi essendo questa una delle caratteristiche dell’export lucano che ha alcune decimne di settori estremamente volatili ai limiti di legittimi dubbi….) la Basilicata vede sparire non solo le auto (-39,5%; – 256,7 milioni), ma anche i prodotti di consumo audio e video (-98,1%: -40,6 milioni), le macchine di impiego generale (-22%; – 15,7 milioni), i computer (-91,2%; – 11 milioni).

Crescono la siderurgia (+32,6%; +17 milioni), i prodotti da forno, alias i prodotti della Ferrero (+8,1%; +11,8 milioni). Buoni segnali anche dall’orofrutta: la frutta da albero arriva a 34 milioni (+16%), le fragole e le verdure arrivano a 31 milioni (+12,6%). Nella stessa area occorre però registrare la flessione delle conserve meno 3,3 milioni (-32,2%).

Anche nel 2025 si sarebbe potuta rinnovare la richiesta di iscrizione all’Opec, l’organizzazione dei paesi esportatori di petrolio: ne abbiamo esportato per 111 milioni (+5,6%; +5,9 milioni): 18,1 milioni in Germania e 92,9 in Spagna. Ci siamo persi la Bulgaria e la Francia dove nel 2024 qualcosa avevamo pure mandato.

Il problema della Basilicata è sempre lo stesso: l’export è deciso da tre settori (pari al 50,4%), auto, prodotti a forno e petrolio.

Questi settori dipendono da decisioni esogene e non si può che guardare e subire: nel 2016, l’anno record delle esportazioni lucane con 4,5 miliardi di export totale, le auto erano a 3,7 miliardi, l’82% del totale.

Nove anni dopo si è passati da 4,5 mld a 1,3, le auto da 3,7 mld a 392 milioni; pesavano l’82%, sono il 30%.

Nel frattempo l’unica produzione industriale “autoctona” si è ridimensionata passando dai 288 milioni (anno di punta) del 2003 ai 52 milioni del 2025 (che sono oro luccicante considerato ciò che succede nel mondo dell’imbottito).

Quanto agli stati di destinazione: Germania, Francia e Spagna rappresentano il 48% di tutto l’export lucano. Tutti e tre i mercati sono in flessione nel 2025, anche robusta.

Gli Stati Uniti e le turbolenze dei dazi penalizzano i macchinari, i salotti (leggendario il viaggio dei salotti per la fiera di Hi Point con i listini rifatti più volte con i container in mare in considerazioni delle follie dell’amministrazione Trump!) e i farmaceutici.

Nonostante tutto questo – e grazie ancora alle auto – il saldo commerciale lucano resta positivo per 481 milioni di euro: le importazioni nel 2025 sono state di 831 milioni di euro con una piccola flessione (erano 835 nel 2024, -0,39%) collegata sempre alla crisi dell’auto (se fai meno auto, compri anche meno componenti!).

481 milioni che – da formula base di calcolo del Pil – finiscono, per grazia ricevuta – a far crescere il Pil della Basilicata.

La grazia – manifestazione dell’amore incondizionato di Dio, non meritata dall’uomo, ma donata liberamente – di fronte al chiacchiericcio, ai premi, alle ricche gite dei paesologi e alle palle diffuse quotidianamente è la nostra frontiera!